Racconti

Come tutti i luoghi di culto anche l’Oratorio del Monte ha le sue storie e le sue leggende che si raccontano e si tramandano con un misto di stupore ed incredulità ma, sempre, con immutato piacere.
Saccheggio dei Saraceni
Poco prima dell’anno 1000, le incursioni dei predoni Saraceni, che avevano la loro base a Frassineto nel golfo di Saint-Tropez, furono frequenti e feroci. Esse culminarono con il saccheggio di Genova del 935 in cui venne trucidata buona parte degli uomini, rapite le donne e i bambini, profanate e bruciate le chiese. La tradizione della Carn’inciappa, nasce proprio da un episodio di quegli anni. Un pugno di Saraceni, guidati dal famigerato Al-bar-huddà, risalirono il Bisagno con agili barchini, presero terra all’alba, da cui in seguito il toponimo Terralba, per distruggere, depredare e rapire.
Per fortuna un certo Giacomo del Rovare e i suoi sette figli, conosciuti da tutti come i Giacometti, quella mattina si erano alzati presto per andare a tagliare l’erba a Valle Bruciata, videro i predoni e corsero a dare l’allarme a tutte le famiglie che abitavano la spianata del Bisagno. Nel bosco soprastante, appena sotto la sommità del Monte, c’era una grande grotta, oggi scomparsa per chissà quali cause, che, per la sua ampiezza e la presenza di una sorgente, veniva spesso utilizzata da pastori e contadini per ricoverare le loro bestie.
Saccheggio dei Saraceni
Lì si rifugiarono i fuggitivi spaventati ma decisi a non farsi catturare dai Saraceni di Al-bar-huddà che, però, decisero di assediare la grotta, convinti che la fame e la sete li avrebbero premiati senza nessun rischio. Dopo qualche giorno si sparse per tutta la valle un intenso aroma di carne alla brace, si udirono battiti di mani, canzoni e risate.
I Saraceni si convinsero che le loro prede non stavano poi così male se ridevano, cantavano e avevano la possibilità di mangiare bistecche così fragranti. Al-bar-huddà radunò i suoi furfanti e tornò ai barchini sconfitto e con l’acquolina i bocca.
Cosa era successo: i fuggitivi avevano deciso di sacrificare una vecchia mucca trovata nella grotta per far credere ai Saraceni che avevano viveri a sufficienza per sopportare il loro assedio e che non erano per niente preoccupati tanto da improvvisare una festa con canti, danze e bistecche sulla ciappa.
La carne alla ciappa
Da allora ogni anno, e per molto tempo, venne organizzata una solenne mangiata di “Carn’inciappa” per ricordare l’episodio. Nessuno è in grado di dire se il fatto è realmente accaduto ma se, in una dolce serata d’estate, sentite un intenso profumo di carne alla brace e chiedete a qualche anziano abitante del Monte cosa è, vi sentirete rispondere: “Sarà cena”.
La basanata di maggio La festa di Ferragosto del 1832  Giosuè Carducci in visita a Genova
Saccheggio dei Saraceni
Come tutti i luoghi di culto anche l’Oratorio del Monte ha le sue storie e le sue leggende che si raccontano e si tramandano con un misto di stupore ed incredulità ma, sempre, con immutato piacere. Poco prima dell’anno 1000, le incursioni dei predoni Saraceni, che avevano la loro base a Frassineto nel golfo di Saint-Tropez, furono frequenti e feroci. Esse culminarono con il saccheggio di Genova del 935 in cui venne trucidata buona parte degli uomini, rapite le donne e i bambini, profanate e bruciate le chiese.
La tradizione della Carn’inciappa, nasce proprio da un episodio di quegli anni. Un pugno di Saraceni, guidati dal famigerato Al-bar-huddà, risalirono il Bisagno con agili barchini, presero terra all’alba, da cui in seguito il toponimo Terralba, per distruggere, depredare e rapire.
Saccheggio dei Saraceni
Per fortuna un certo Giacomo del Rovare e i suoi sette figli, conosciuti da tutti come i Giacometti, quella mattina si erano alzati presto per andare a tagliare l’erba a Valle Bruciata, videro i predoni e corsero a dare l’allarme a tutte le famiglie che abitavano la spianata del Bisagno. Nel bosco soprastante, appena sotto la sommità del Monte, c’era una grande grotta, oggi scomparsa per chissà quali cause, che, per la sua ampiezza e la presenza di una sorgente, veniva spesso utilizzata da pastori e contadini per ricoverare le loro bestie. Lì si rifugiarono i fuggitivi spaventati ma decisi a non farsi catturare dai Saraceni di Al-bar-huddà che, però, decisero di assediare la grotta, convinti che la fame e la sete li avrebbero premiati senza nessun rischio. Dopo qualche giorno si sparse per tutta la valle un intenso aroma di carne alla brace, si udirono battiti di mani, canzoni e risate. I Saraceni si convinsero che le loro prede non stavano poi così male se ridevano, cantavano e avevano la possibilità di mangiare bistecche così fragranti. Al-bar-huddà radunò i suoi furfanti e tornò ai barchini sconfitto e con l’acquolina i bocca.
Cosa era successo: i fuggitivi avevano deciso di sacrificare una vecchia mucca trovata nella grotta per far credere ai Saraceni che avevano viveri a sufficienza per sopportare il loro assedio e che non erano per niente preoccupati tanto da improvvisare una festa con canti, danze e bistecche sulla ciappa.
La carne alla ciappa
Da allora ogni anno, e per molto tempo, venne organizzata una solenne mangiata di “Carn’inciappa” per ricordare l’episodio. Nessuno è in grado di dire se il fatto è realmente accaduto ma se, in una dolce serata d’estate, sentite un intenso profumo di carne alla brace e chiedete a qualche anziano abitante del Monte cosa è, vi sentirete rispondere: “Sarà cena”.
La basanata di maggio
 Giosuè Carducci in visita a Genova
La festa di Ferragosto del 1832
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Racconti e leggende

Come tutti i luoghi di culto anche l’Oratorio del Monte ha le sue storie e le sue leggende che si raccontano e si tramandano con un misto di stupore ed incredulità ma, sempre, con immutato piacere.
Saccheggio dei Saraceni
Poco prima dell’anno 1000, le incursioni dei predoni Saraceni, che avevano la loro base a Frassineto nel golfo di Saint-Tropez, furono frequenti e feroci. Esse culminarono con il saccheggio di Genova del 935 in cui venne trucidata buona parte degli uomini, rapite le donne e i bambini, profanate e bruciate le chiese.
Saccheggio dei Saraceni
La tradizione della Carn’inciappa, nasce proprio da un episodio di quegli anni. Un pugno di Saraceni, guidati dal famigerato Al-bar-huddà, risalirono il Bisagno con agili barchini, presero terra all’alba, da cui in seguito il toponimo Terralba, per distruggere, depredare e rapire. Per fortuna un certo Giacomo del Rovare e i suoi sette figli, conosciuti da tutti come i Giacometti, quella mattina si erano alzati presto per andare a tagliare l’erba a Valle Bruciata, videro i predoni e corsero a dare l’allarme a tutte le famiglie che abitavano la spianata del Bisagno. Nel bosco soprastante, appena sotto la sommità del Monte, c’era una grande grotta, oggi scomparsa per chissà quali cause, che, per la sua ampiezza e la presenza di una sorgente, veniva spesso utilizzata da pastori e contadini per ricoverare le loro bestie. Lì si rifugiarono i fuggitivi spaventati ma decisi a non farsi catturare dai Saraceni di Al-bar-huddà che, però, decisero di assediare la grotta, convinti che la fame e la sete li avrebbero premiati senza nessun rischio. Dopo qualche giorno si sparse per tutta la valle un intenso aroma di carne alla brace, si udirono battiti di mani, canzoni e risate. I Saraceni si convinsero che le loro prede non stavano poi così male se ridevano, cantavano e avevano la possibilità di mangiare bistecche così fragranti. Al-bar-huddà radunò i suoi furfanti e tornò ai barchini sconfitto e con l’acquolina i bocca.
Cosa era successo: i fuggitivi avevano deciso di sacrificare una vecchia mucca trovata nella grotta per far credere ai Saraceni che avevano viveri a sufficienza per sopportare il loro assedio e che non erano per niente preoccupati tanto da improvvisare una festa con canti, danze e bistecche sulla ciappa.
La carne alla ciappa
Da allora ogni anno, e per molto tempo, venne organizzata una solenne mangiata di “Carn’inciappa” per ricordare l’episodio. Nessuno è in grado di dire se il fatto è realmente accaduto ma se, in una dolce serata d’estate, sentite un intenso profumo di carne alla brace e chiedete a qualche anziano abitante del Monte cosa è, vi sentirete rispondere: “Sarà cena”.
 Giosuè Carducci in visita a Genova
La festa di Ferragosto del 1832