Oratorio

Nel 1447, alcuni ortolani, agricoltori e contadini di Marassi, San Fruttuoso e Albaro e delle aree limitrofe al Santuario, dettero origine ad una Confraternita che aveva sede all’interno del Santuario di Nostra Signora del Monte e fu denominata dapprima "Compagnia N.S. del Monte", poi "Confraternita del Monte" e successivamente dell'Immacolata Concezione della Madonna del Monte, oltre alle opere religiose, la Confraternita aveva altri pietosi scopi come seppellire i morti che avevano vissuto in povertà a garantire aiuto agli orfani , alle vedove ed anche dotare figlie povere, lo spirito di sacrificio dei Confratelli non conosceva limiti: quando "un morto di campagna" rimaneva insepolto ne veniva subito avvisata la confraternita che mandava sul luogo alcuni fratelli per darne degna sepoltura. Probabilmente per devozione alla Madonna e per ringraziamento all'ospitalità dei frati, la "Consorcia N.S. del Monte" stipulò un contratto nel 1498 con il pittore Giacomo Serfolio per l'esecuzione del Polittico dell'Annunciazione, attualmente nella terza cappella della navata sinistra nel Santuario. La Confraternita risulta essere la più antica al di fuori della Cinta di Mura di Genova. La presenza, come socia della “Consorcia”, della moglie del marchese Giacomo Saluzzo, Giovanna; presenza che è documentata nei registri della Confraternita stessa in data 1598, fu determinante per lo sviluppo del Santuario stesso. Il marchese Saluzzo, probabilmente pure lui confratello, fu un personaggio chiave nella storia del Santuario.
La Confraternita annoverò tra i suoi suoi membri molti abitanti della città, anche con incarchi degni di nota , fra i quali Magistrati, Anziani del consglio, Giureconsulti, Legislatori e persino il Doge della Repubblica. Negli elenchi dei Confratelli e delle Consorelle, sono riportati i nomi delle più illustri famiglie genovesi: Adorno, Fieschi, Centurione, Negrone, Salvago, Spinola, i Pinelli e gli Imperiale. Anche Santa Caterina da Genova, “Madonna Caterinetta”, come era affettuosamente chiamata dai genovesi, era iscritta come consorella e si recava ad ascoltare la messa al Santuario, incurante del disagio e dell’aspra salita.
La costruzione dell’Oratorio attualmente attiguo al Santuario di N.S. del Monte, iniziò nel 1603, dietro istanza fatta al Governo della Repubblica il 12 maggio 1603 dai Deputati della Confraternita: G.B. Semino, G.B. Raggio, Lazzaro Burone, Giacomo Costa e con l'assenso dell'Arcivescovo Orazio Spinola. Contemporaneamente all'istanza venne presentato il disegno planimentrico della nuova costruzione nel contesto dell'area del Monte, vicino al convento. Il 9 giugno dello stesso anno i Padri del Comune di Genova accordarono ai confratelli il permesso per la costruzione della loro sede. Il 9 luglio 1603 i confratelli G.B. Semino, G.B. Raggio, Lazzaro Burone, Giacomo Costa, convocarono Bartolomeo Bianco dal notaio G.B. Baccigalupo per conferirgli il mandato per la costruzione dell'Oratorio: nel documento si legge "Maestro Bartolomeo Bianco figlio di Cipriani Architecto et fabro murario presenti et acceptanti". La costruzione doveva essere lunga 15 metri e larga 7,5, alta sino alla volta 7,5 e comprendente nella parte posteriore l'abside tonda. Il costo previsto era di 2.150 lire e si impegnò a costruirlo entro i tre mesi successivi. Nell'ottobre 1603, a costruzione ultimata, sorsero problemi per Bartolomeo B. che, contrariamente ad accordi, aveva costruito l'abside quadrata, anziché tonda, dando all'Oratorio la carateristica di uno stanzone rettangolare. I confratelli gli contestarono la costruzione, mentre Bartolomeo B. ribadiva che la costruzione gli era costata più di quello preventivato ed alla fine si pervenne ad un compromesso presso il notaio Giuseppe Via il 20 ottobre 1603. Il 6 maggio 1604 l’Oratorio, non ancora completamente terminato, venne inaugurato la confraternita entrò ufficialmente nell'attuale Oratorio, come da atto registrato presso l'Arcivescovile del'Ill.mo Rev.mo Arcivescovo di Genova Orazio Spinola. Il 10 maggio 1608 con atto di procura presso il notaio Orazio Fazio, si autorizzò Marco Antonio Rocha, abitante in Roma, ad iniziare le pratiche per aggregare la confraternita del Monte in Genova all'Arciconfraternita della SS. Immacolata Concezione che aveva sede dal 1465 nella chiesa di S. Lorenzo in Damasco a Roma. Nel 1609 la confraternita del Monte veniva aggregata a tutti gli effetti a quella di Roma, godendo di tutti i suoi privilegi e diritti e venne denominata "Arciconfraternita dell'Immacolata Concezione al Monte". A metà del 700 i confratelli del Monte, con le offerte raccolte per la fine della peste ed il ritiro degli austriaci, riescono a terminare la costruzione dell’Oratorio, nel 1661 venne allungata e ricostruita la parte posteriore, realizzando l’abside tondo dietro l’altare maggiore per mano di un maestro muratore rimasto sconosciuto. Gli annali dei Giustiniani riportano che nel 1613 - 10 novembre a genova "scatenatosi un furiosissimo vento di libeccio, eccitossi orribile tempesta che nel porto, a memoria d'uomini non ve ne era mai stata una somigliante...." e tale evento procurò anche danni al tetto dell'Oratorio. Nei libri dei Conti dal 1640 al 1790 sono registrate varie riparazioni al tetto dell'Oratorio. Degno di nota é il fatto storico che il giovane Bartolomeo Bianco, giunto a Genova nel 1600 cn il padre Cipriano, si iscrisse all'Arciconfraternita il primo maggio 1603 (registrato col nome "Bertolomeo Biancho", ricoprendo nell'Arciconfraternita varie cariche da Consigliere a Priore. L'ultima quota (uno scudo d'argento pari a sei lire), il Bartolomeo la versò il 4 marzo 1640, il 25 o 26 marzo egli probabilmente morì accidentalmente e il 27 marzo si può ragionevolmente dedurre dai Libri in possesso dell'Arciconfraternita e da un accordo fatto con il Priore G.B. Raggio presso il notaio G.B. Baccigalupo in data 19/06/1607, che sia stato sepolto nell'Oratorio del Monte, sotto il pavimento, in prossimità dell'altare maggiore. La sepoltura, ricavata nel terrapieno, costò all'Arciconfraternita trenta lire.
Sulla facciata una targa con la scritta “ANNO 1440” ricorda l’anno di nascita della Confraternita che, nel 1609, assume il titolo di: “Venerabile Arciconfraternita della SS. Immacolata Concezione”. Nel 1929, con il Priore Avv. Carlo Prefumo, fu riscritto e approvato lo Statuto della Confraternita.
Targa che ricorda l’anno di nascita della Confraternita
L’altare principale in marmo bianco e giallo
Altare dedicato a S. Giuseppe e il Bambino
Altare dedicato a S. Bernardo Abate
Statua della Madonna in legno
Sportello in legno del Tabernacolo
L’altare principale è dedicato a Maria SS. Immacolata che é rappresentata da una statua lignea posta su di una base di marmo bianco e giallo, bene inserita nella nicchia. Mentre i due altari laterali, uguali tra loro posti uno di fronte all'altro, sono dedicati a S. Giuseppe e il Bambino e a S. Bernardo Abate. Le cornici architettoniche sono del 1600/1650 mentre le statue del 1900. Gli altari furono eretti da Tommaso Catto e Gaetano Parodi nel giugno 1904 Dietro l’altare, su uno sportello in legno del Tabernacolo di cm. 150x75, imperniato su una cornice dorata, sono dipinti "L’albero di Jesse", e “L’angelo Annunciante” risalenti al 1500. Dietro l'altare è anche riposta la statua della Madonna in legno del 1900, che viene portata in processione.
L’angelo annunciante
Organo a canne
Acquasantiera  in marmo scolpito
Acquasantiera  in marmo scolpito
Lavabo  in marmo scolpito
Fra il 1800 e 1860 venne costruito l'arco che fa da supporto all'organo e la relativa scala a chiocciola in ferro battuto. Sono inoltre visibili due acquasantiere ed un lavabo, tutti in marmo scolpiti nel 1600. Leonida Olivari é autore di vari testi e saggi scritti fra il 1893 e 1900: Terrasanta-note di viaggi, Ventun giorni sul Nilo-note di viaggi, relazione sulle scuole italiane in oriente, Poesia Vernacolo del XIII secolo, etc. Alla sinistra lo Stendardo Processionale dove é dipinta l’Ascensione, olio su tela del 1750/1799.
Stendardo Processionale con dipinta l’Ascensione
Il Cristo"  olio su tela
Sulla parete di destra è visibile "Il Cristo", olio su tela del 1600/1700 autore ligure ignoto Sempre a destra é visibile una lapide commemorativa del 1906 dedicata all'iscritto della confraternita.
Nell’Oratorio è custodito il cosiddetto Cristo Moro del Monte, Crocifisso donato nel giugno del 1627 dallo scultore Dominico Bissoni, nominato “cassero” dalla confraternita nel febbraio dello stesso anno, che aveva bottega a Genova nella contrada Scurreria. L’edificio si articola su due livelli. Quello principale è occupato dall’aula dell’Oratorio, mentre quello sottostante, con accesso da una porta posta sul fianco dell’edificio, ospita tre vani seminterrati destinati a ufficio-segreteria della confraternita ed all’accoglienza e ospitalità dei visitatori del Monte.
Crocefisso con Cristo moro
Ultimo pezzo di salita per l'Oratorio e il Santuario
Subito a monte dell'Oratorio si accede al bosco dei frati con scorci sul levante di Genova, fino al Monte di Portofino. Se siete a Genova un sabato o una domenica o un altro giorno di festa e vi piacciono le trattorie vecchio stampo, potrete tentare di trovare un posto alle osterie della Madonna del Monte. L’importante è prenotare ! Prendendo la stradina che corre lungo il fianco dell’Oratorio possiamo raggiungere le trattorie, Reatin se si prende la creusa a sinistra e la Cabannetta de Cianderlin, se si prende la stradina in salita sulla destra.
Affianco al Santuario troverete La locanda del Monte. Una bella passeggiata in discesa servirà per digerire l’abbondante pasto Il Monte diventa sempre più meta di gite ed il campetto vede giocare a pallone quasi tutti i ragazzini di Marassi e San Fruttuoso. Il Centro Sportivo Italiano organizzò veri campionati a sette e c’è chi, dal campetto del Monte, arrivò a giocare in serie A. L’Oratorio assiste amico e comprensivo.
Oratorio
Nel 1447, alcuni ortolani, agricoltori e contadini di Marassi, San Fruttuoso e Albaro e delle aree limitrofe al Santuario, dettero origine ad una Confraternita che aveva sede all’interno del Santuario di Nostra Signora del Monte e fu denominata dapprima "Compagnia N.S. del Monte", poi "Confraternita del Monte" e successivamente dell'Immacolata Concezione della Madonna del Monte, oltre alle opere religiose, la Confraternita aveva altri pietosi scopi come seppellire i morti che avevano vissuto in povertà a garantire aiuto agli orfani , alle vedove ed anche dotare figlie povere, lo spirito di sacrificio dei Confratelli non conosceva limiti: quando "un morto di campagna" rimaneva insepolto ne veniva subito avvisata la confraternita che mandava sul luogo alcuni fratelli per darne degna sepoltura.
Probabilmente per devozione alla Madonna e per ringraziamento all'ospitalità dei frati, la "Consorcia N.S. del Monte" stipulò un contratto nel 1498 con il pittore Giacomo Serfolio per l'esecuzione del Polittico dell'Annunciazione, attualmente nella terza cappella della navata sinistra nel Santuario. La Confraternita risulta essere la più antica al di fuori della Cinta di Mura di Genova. La presenza, come socia della “Consorcia”, della moglie del marchese Giacomo Saluzzo, Giovanna; presenza che è documentata nei registri della Confraternita stessa in data 1598, fu determinante per lo sviluppo del Santuario stesso. Il marchese Saluzzo, probabilmente pure lui confratello, fu un personaggio chiave nella storia del Santuario.
La Confraternita annoverò tra i suoi suoi membri molti abitanti della città, anche con incarchi degni di nota , fra i quali Magistrati, Anziani del consglio, Giureconsulti, Legislatori e persino il Doge della Repubblica. Negli elenchi dei Confratelli e delle Consorelle, sono riportati i nomi delle più illustri famiglie genovesi: Adorno, Fieschi, Centurione, Negrone, Salvago, Spinola, i Pinelli e gli Imperiale. Anche Santa Caterina da Genova, “Madonna Caterinetta”, come era affettuosamente chiamata dai genovesi, era iscritta come consorella e si recava ad ascoltare la messa al Santuario, incurante del disagio e dell’aspra salita.
La costruzione dell’Oratorio attualmente attiguo al Santuario di N.S. del Monte, iniziò nel 1603, dietro istanza fatta al Governo della Repubblica il 12 maggio 1603 dai Deputati della Confraternita: G.B. Semino, G.B. Raggio, Lazzaro Burone, Giacomo Costa e con l'assenso dell'Arcivescovo Orazio Spinola. Contemporaneamente all'istanza venne presentato il disegno planimentrico della nuova costruzione nel contesto dell'area del Monte, vicino al convento. Il 9 giugno dello stesso anno i Padri del Comune di Genova accordarono ai confratelli il permesso per la costruzione della loro sede. Il 9 luglio 1603 i confratelli G.B. Semino, G.B. Raggio, Lazzaro Burone, Giacomo Costa, convocarono Bartolomeo Bianco dal notaio G.B. Baccigalupo per conferirgli il mandato per la costruzione dell'Oratorio: nel documento si legge "Maestro Bartolomeo Bianco figlio di Cipriani Architecto et fabro murario presenti et acceptanti". La costruzione doveva essere lunga 15 metri e larga 7,5, alta sino alla volta 7,5 e comprendente nella parte posteriore l'abside tonda. Il costo previsto era di 2.150 lire e si impegnò a costruirlo entro i tre mesi successivi. Nell'ottobre 1603, a costruzione ultimata, sorsero problemi per Bartolomeo B. che, contrariamente ad accordi, aveva costruito l'abside quadrata, anziché tonda, dando all'Oratorio la carateristica di uno stanzone rettangolare. I confratelli gli contestarono la costruzione, mentre Bartolomeo B. ribadiva che la costruzione gli era costata più di quello preventivato ed alla fine si pervenne ad un compromesso presso il notaio Giuseppe Via il 20 ottobre 1603. Il 6 maggio 1604 l’Oratorio, non ancora completamente terminato, venne inaugurato la confraternita entrò ufficialmente nell'attuale Oratorio, come da atto registrato presso l'Arcivescovile del'Ill.mo Rev.mo Arcivescovo di Genova Orazio Spinola. Il 10 maggio 1608 con atto di procura presso il notaio Orazio Fazio, si autorizzò Marco Antonio Rocha, abitante in Roma, ad iniziare le pratiche per aggregare la confraternita del Monte in Genova all'Arciconfraternita della SS. Immacolata Concezione che aveva sede dal 1465 nella chiesa di S. Lorenzo in Damasco a Roma. Nel 1609 la confraternita del Monte veniva aggregata a tutti gli effetti a quella di Roma, godendo di tutti i suoi privilegi e diritti e venne denominata "Arciconfraternita dell'Immacolata Concezione al Monte". A metà del 700 i confratelli del Monte, con le offerte raccolte per la fine della peste ed il ritiro degli austriaci, riescono a terminare la costruzione dell’Oratorio, nel 1661 venne allungata e ricostruita la parte posteriore, realizzando l’abside tondo dietro l’altare maggiore per mano di un maestro muratore rimasto sconosciuto. Gli annali dei Giustiniani riportano che nel 1613 - 10 novembre a genova "scatenatosi un furiosissimo vento di libeccio, eccitossi orribile tempesta che nel porto, a memoria d'uomini non ve ne era mai stata una somigliante...." e tale evento procurò anche danni al tetto dell'Oratorio. Nei libri dei Conti dal 1640 al 1790 sono registrate varie riparazioni al tetto dell'Oratorio. Degno di nota é il fatto storico che il giovane Bartolomeo Bianco, giunto a Genova nel 1600 cn il padre Cipriano, si iscrisse all'Arciconfraternita il primo maggio 1603 (registrato col nome "Bertolomeo Biancho", ricoprendo nell'Arciconfraternita varie cariche da Consigliere a Priore. Sulla facciata una targa con la scritta “ANNO 1440” ricorda l’anno di nascita della Confraternita che, nel 1609, assume il titolo di: “Venerabile Arciconfraternita della SS. Immacolata Concezione”. Nel 1929, con il Priore Avv. Carlo Prefumo, fu riscritto e approvato lo Statuto della Confraternita.
Targa che ricorda l’anno di nascita della Confraternita
L'ultima quota (uno scudo d'argento pari a sei lire), il Bartolomeo la versò il 4 marzo 1640, il 25 o 26 marzo egli probabilmente morì accidentalmente e il 27 marzo si può ragionevolmente dedurre dai Libri in possesso dell'Arciconfraternita e da un accordo fatto con il Priore G.B. Raggio presso il notaio G.B. Baccigalupo in data 19/06/1607, che sia stato sepolto nell'Oratorio del Monte, sotto il pavimento, in prossimità dell'altare maggiore. La sepoltura, ricavata nel terrapieno, costò all'Arciconfraternita trenta lire.
L’altare principale in marmo bianco e giallo
Altare dedicato a S. Giuseppe e il Bambino
L’altare principale è dedicato a Maria SS. Immacolata che é rappresentata da una statua lignea posta su di una base di marmo bianco e giallo, bene inserita nella nicchia. Mentre i due altari laterali, uguali tra loro posti uno di fronte all'altro, sono dedicati a S. Giuseppe e il Bambino e a S. Bernardo Abate. Le cornici architettoniche sono del 1600/1650 mentre le statue del 1900. Gli altari furono eretti da Tommaso Catto e Gaetano Parodi nel giugno 1904 Dietro l’altare, su uno sportello in legno del Tabernacolo di cm. 150x75, imperniato su una cornice dorata, sono dipinti "L’albero di Jesse", e “L’angelo Annunciante” risalenti al 1500. Dietro l'altare è anche riposta la statua della Madonna in legno del 1900, che viene portata in processione.
Altare dedicato a S. Bernardo Abate
Statua della Madonna in legno
L’angelo annunciante
Sportello in legno del Tabernacolo
Fra il 1800 e 1860 venne costruito l'arco che fa da supporto all'organo e la relativa scala a chiocciola in ferro battuto. Sono inoltre visibili due acquasantiere ed un lavabo, tutti in marmo scolpiti nel 1600.
Lavabo  in marmo scolpito
Organo a canne
Leonida Olivari é autore di vari testi e saggi scritti fra il 1893 e 1900: Terrasanta-note di viaggi, Ventun giorni sul Nilo-note di viaggi, relazione sulle scuole italiane in oriente, Poesia Vernacolo del XIII secolo, etc. Alla sinistra lo Stendardo Processionale dove é dipinta l’Ascensione, olio su tela del 1750/1799.
Stendardo Processionale con dipinta l’Ascensione
Il Cristo"  olio su tela
Sulla parete di destra è visibile "Il Cristo", olio su tela del 1600/1700 autore ligure ignoto Sempre a destra é visibile una lapide commemorativa del 1906 dedicata all'iscritto della confraternita. Nell’Oratorio è custodito il cosiddetto Cristo Moro del Monte, Crocifisso donato nel giugno del 1627 dallo scultore Dominico Bissoni, nominato “cassero” dalla confraternita nel febbraio dello stesso anno, che aveva bottega a Genova nella contrada Scurreria. L’edificio si articola su due livelli. Quello principale è occupato dall’aula dell’Oratorio, mentre quello sottostante, con accesso da una porta posta sul fianco dell’edificio, ospita tre vani seminterrati destinati a ufficio-segreteria della confraternita ed all’accoglienza e ospitalità dei visitatori del Monte.
Crocefisso con Cristo moro
Subito a monte dell'Oratorio si accede al bosco dei frati con scorci sul levante di Genova, fino al Monte di Portofino. Se siete a Genova un sabato o una domenica o un altro giorno di festa e vi piacciono le trattorie vecchio stampo, potrete tentare di trovare un posto alle osterie della Madonna del Monte. L’importante è prenotare ! Prendendo la stradina che corre lungo il fianco dell’Oratorio possiamo raggiungere le trattorie, Reatin se si prende la creusa a sinistra e la Cabannetta de Cianderlin, se si prende la stradina in salita sulla destra.
Ultimo pezzo di salita per l'Oratorio e il Santuario
Affianco al Santuario troverete La locanda del Monte. Una bella passeggiata in discesa servirà per digerire l’abbondante pasto Il Monte diventa sempre più meta di gite ed il campetto vede giocare a pallone quasi tutti i ragazzini di Marassi e San Fruttuoso. Il Centro Sportivo Italiano organizzò veri campionati a sette e c’è chi, dal campetto del Monte, arrivò a giocare in serie A. L’Oratorio assiste amico e comprensivo.

Oratorio

Nel 1447, alcuni ortolani, agricoltori e contadini di Marassi, San Fruttuoso e Albaro e delle aree limitrofe al Santuario, dettero origine ad una Confraternita che aveva sede all’interno del Santuario di Nostra Signora del Monte e fu denominata dapprima "Compagnia N.S. del Monte", poi "Confraternita del Monte" e successivamente dell'Immacolata Concezione della Madonna del Monte, oltre alle opere religiose, la Confraternita aveva altri pietosi scopi come seppellire i morti che avevano vissuto in povertà a garantire aiuto agli orfani , alle vedove ed anche dotare figlie povere, lo spirito di sacrificio dei Confratelli non conosceva limiti: quando "un morto di campagna" rimaneva insepolto ne veniva subito avvisata la confraternita che mandava sul luogo alcuni fratelli per darne degna sepoltura. Probabilmente per devozione alla Madonna e per ringraziamento all'ospitalità dei frati, la "Consorcia N.S. del Monte" stipulò un contratto nel 1498 con il pittore Giacomo Serfolio per l'esecuzione del Polittico dell'Annunciazione, attualmente nella terza cappella della navata sinistra nel Santuario. La Confraternita risulta essere la più antica al di fuori della Cinta di Mura di Genova. La presenza, come socia della “Consorcia”, della moglie del marchese Giacomo Saluzzo, Giovanna; presenza che è documentata nei registri della Confraternita stessa in data 1598, fu determinante per lo sviluppo del Santuario stesso. Il marchese Saluzzo, probabilmente pure lui confratello, fu un personaggio chiave nella storia del Santuario. La Confraternita annoverò tra i suoi suoi membri molti abitanti della città, anche con incarchi degni di nota , fra i quali Magistrati, Anziani del consglio, Giureconsulti, Legislatori e persino il Doge della Repubblica. Negli elenchi dei Confratelli e delle Consorelle, sono riportati i nomi delle più illustri famiglie genovesi: Adorno, Fieschi, Centurione, Negrone, Salvago, Spinola, i Pinelli e gli Imperiale. Anche Santa Caterina da Genova, “Madonna Caterinetta”, come era affettuosamente chiamata dai genovesi, era iscritta come consorella e si recava ad ascoltare la messa al Santuario, incurante del disagio e dell’aspra salita. La costruzione dell’Oratorio attualmente attiguo al Santuario di N.S. del Monte, iniziò nel 1603, dietro istanza fatta al Governo della Repubblica il 12 maggio 1603 dai Deputati della Confraternita: G.B. Semino, G.B. Raggio, Lazzaro Burone, Giacomo Costa e con l'assenso dell'Arcivescovo Orazio Spinola. Contemporaneamente all'istanza venne presentato il disegno planimentrico della nuova costruzione nel contesto dell'area del Monte, vicino al convento.
L’altare principale in marmo bianco e giallo
Il 9 giugno dello stesso anno i Padri del Comune di Genova accordarono ai confratelli il permesso per la costruzione della loro sede. Il 9 luglio 1603 i confratelli G.B. Semino, G.B. Raggio, Lazzaro Burone, Giacomo Costa, convocarono Bartolomeo Bianco dal notaio G.B. Baccigalupo per conferirgli il mandato per la costruzione dell'Oratorio: nel documento si legge "Maestro Bartolomeo Bianco figlio di Cipriani Architecto et fabro murario presenti et acceptanti". La costruzione doveva essere lunga 15 metri e larga 7,5, alta sino alla volta 7,5 e comprendente nella parte posteriore l'abside tonda. Il costo previsto era di 2.150 lire e si impegnò a costruirlo entro i tre mesi successivi. Nell'ottobre 1603, a costruzione ultimata, sorsero problemi per Bartolomeo B. che, contrariamente ad accordi, aveva costruito l'abside quadrata, anziché tonda, dando all'Oratorio la carateristica di uno stanzone rettangolare. I confratelli gli contestarono la costruzione, mentre Bartolomeo B. ribadiva che la costruzione gli era costata più di quello preventivato ed alla fine si pervenne ad un compromesso presso il notaio Giuseppe Via il 20 ottobre 1603. Il 6 maggio 1604 l’Oratorio, non ancora completamente terminato, venne inaugurato la confraternita entrò ufficialmente nell'attuale Oratorio, come da atto registrato presso l'Arcivescovile del'Ill.mo Rev.mo Arcivescovo di Genova Orazio Spinola. Il 10 maggio 1608 con atto di procura presso il notaio Orazio Fazio, si autorizzò Marco Antonio Rocha, abitante in Roma, ad iniziare le pratiche per aggregare la confraternita del Monte in Genova all'Arciconfraternita della SS. Immacolata Concezione che aveva sede dal 1465 nella chiesa di S. Lorenzo in Damasco a Roma. Nel 1609 la confraternita del Monte veniva aggregata a tutti gli effetti a quella di Roma, godendo di tutti i suoi privilegi e diritti e venne denominata "Arciconfraternita dell'Immacolata Concezione al Monte". A metà del 700 i confratelli del Monte, con le offerte raccolte per la fine della peste ed il ritiro degli austriaci, riescono a terminare la costruzione dell’Oratorio, nel 1661 venne allungata e ricostruita la parte posteriore, realizzando l’abside tondo dietro l’altare maggiore per mano di un maestro muratore rimasto sconosciuto. Gli annali dei Giustiniani riportano che nel 1613 - 10 novembre a genova "scatenatosi un furiosissimo vento di libeccio, eccitossi orribile tempesta che nel porto, a memoria d'uomini non ve ne era mai stata una somigliante...." e tale evento procurò anche danni al tetto dell'Oratorio. Nei libri dei Conti dal 1640 al 1790 sono registrate varie riparazioni al tetto dell'Oratorio. Degno di nota é il fatto storico che il giovane Bartolomeo Bianco, giunto a Genova nel 1600 cn il padre Cipriano, si iscrisse all'Arciconfraternita il primo maggio 1603 (registrato col nome "Bertolomeo Biancho", ricoprendo nell'Arciconfraternita varie cariche da Consigliere a Priore.
Altare dedicato a S. Giuseppe e il Bambino
L’altare principale è dedicato a Maria SS. Immacolata che é rappresentata da una statua lignea posta su di una base di marmo bianco e giallo, bene inserita nella nicchia. Mentre i due altari laterali, uguali tra loro posti uno di fronte all'altro, sono dedicati a S. Giuseppe e il Bambino e a S. Bernardo Abate. Le cornici architettoniche sono del 1600/1650 mentre le statue del 1900. Gli altari furono eretti da Tommaso Catto e Gaetano Parodi nel giugno 1904 Dietro l’altare, su uno sportello in legno del Tabernacolo di cm. 150x75, imperniato su una cornice dorata, sono dipinti "L’albero di Jesse", e “L’angelo Annunciante” risalenti al 1500. Dietro l'altare è anche riposta la statua della Madonna in legno del 1900, che viene portata in processione. L'ultima quota (uno scudo d'argento pari a sei lire), il Bartolomeo la versò il 4 marzo 1640, il 25 o 26 marzo egli probabilmente morì accidentalmente e il 27 marzo si può ragionevolmente dedurre dai Libri in possesso dell'Arciconfraternita e da un accordo fatto con il Priore G.B. Raggio presso il notaio G.B. Baccigalupo in data 19/06/1607, che sia stato sepolto nell'Oratorio del Monte, sotto il pavimento, in prossimità dell'altare maggiore. La sepoltura, ricavata nel terrapieno, costò all'Arciconfraternita trenta lire. Sulla facciata una targa con la scritta “ANNO 1440” ricorda l’anno di nascita della Confraternita che, nel 1609, assume il titolo di: “Venerabile Arciconfraternita della SS. Immacolata Concezione”. Nel 1929, con il Priore Avv. Carlo Prefumo, fu riscritto e approvato lo Statuto della Confraternita.
Targa che ricorda l’anno di nascita della Confraternita
Fra il 1800 e 1860 venne costruito l'arco che fa da supporto all'organo e la relativa scala a chiocciola in ferro battuto. Sono inoltre visibili due acquasantiere ed un lavabo, tutti in marmo scolpiti nel 1600. Sulla parete di destra è visibile "Il Cristo", olio su tela del 1600/1700 autore ligure ignoto Sempre a destra é visibile una lapide commemorativa del 1906 dedicata all'iscritto della confraternita.
Il Cristo"  olio su tela
Stendardo Processionale con dipinta l’Ascensione
Leonida Olivari é autore di vari testi e saggi scritti fra il 1893 e 1900: Terrasanta-note di viaggi, Ventun giorni sul Nilo-note di viaggi, relazione sulle scuole italiane in oriente, Poesia Vernacolo del XIII secolo, etc. Alla sinistra lo Stendardo Processionale dove é dipinta l’Ascensione, olio su tela del 1750/1799. Nell’Oratorio è custodito il cosiddetto Cristo Moro del Monte, Crocifisso donato nel giugno del 1627 dallo scultore Dominico Bissoni, nominato “cassero” dalla confraternita nel febbraio dello stesso anno, che aveva bottega a Genova nella contrada Scurreria. L’edificio si articola su due livelli. Quello principale è occupato dall’aula dell’Oratorio, mentre quello sottostante, con accesso da una porta posta sul fianco dell’edificio, ospita tre vani seminterrati destinati a ufficio-segreteria della confraternita ed all’accoglienza e ospitalità dei visitatori del Monte.
Crocefisso con Cristo moro
Subito a monte dell'Oratorio si accede al bosco dei frati con scorci sul levante di Genova, fino al Monte di Portofino. Se siete a Genova un sabato o una domenica o un altro giorno di festa e vi piacciono le trattorie vecchio stampo, potrete tentare di trovare un posto alle osterie della Madonna del Monte. L’importante è prenotare ! Prendendo la stradina che corre lungo il fianco dell’Oratorio possiamo raggiungere le trattorie, Reatin se si prende la creusa a sinistra e la Cabannetta de Cianderlin, se si prende la stradina in salita sulla destra. Affianco al Santuario troverete La locanda del Monte. Una bella passeggiata in discesa servirà per digerire l’abbondante pasto Il Monte diventa sempre più meta di gite ed il campetto vede giocare a pallone quasi tutti i ragazzini di Marassi e San Fruttuoso. Il Centro Sportivo Italiano organizzò veri campionati a sette e c’è chi, dal campetto del Monte, arrivò a giocare in serie A. L’Oratorio assiste amico e comprensivo.